LASCIATI APRIRE
LE PORTE AI PAESI
DELL’UEE
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l’Unione economica eurasiatica comprenderebbe alcuni degli stati che in passato costituivano l’Unione Sovietica: Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia, Kirghizistan e Tagikistan. Secondo il New York Times, numerosi candidati alle elezioni presidenziali kirghize del 2011 hanno approvato il progetto, mentre il governo del Tagikistan ha dichiarato che la possibilità di adesione è ancora in fase di valutazione.

Durante una tavola rotonda a Mosca organizzata dal partito Russia Unita, il politologo Dmitrij Orlov ha dichiarato che oltre a gli stati ex-sovietici l’Unione eurasiatica potrebbe estendersi anche ad altri paesi che sono stati storicamente o culturalmente legati alla Russia, come la Finlandia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca, la Bulgaria, la Cina e la Mongolia, che sarebbero uniti in un’unione federale dove il russo verrebbe usato come lingua di comunicazione e cooperazione economica.
La stessa definizione di Comunità economica eurasiatica presenta la necessità di allargare lo Spazio Economico Comune non solo a tutti i paesi della Comunità degli Stati Indipendenti, ma anche a tutti i Paesi europei sotto la bandiera di una “comunità armoniosa di economie da Lisbona a Vladivostok” come dichiarato da Vladimir Putin. La necessità di collegare i due mercati nasce dall’intensità del commercio tra i due attori. All’interno di questi scambi commerciali l’Italia si attesta come il terzo Paese destinatario di esportazione di prodotti dell’Unione, con 12.012 milioni di dollari, e il primo importatore mondiale di prodotti commerciali dal Kazakistan; Il processo di rafforzamento dell’Unione doganale non fa che incentivare i benefici per l’economia italiana. Il flusso commerciale tra Italia e Russia è stato sintetizzato da Roberto Pelo e Stefano Torrembini con la formula «made in Italy per pagare la bolletta del gas», per sottolineare il ruolo delle aziende italiane in Russia come controparte della dipendenza energetica della penisola nei confronti del gigante russo.
Il punto cruciale dell’unione tra le due regioni economiche rimane l’Ucraina, un paese diviso tra i sostenitori di una politica filo-russa e coloro che sostengono una politica filo-occidentale. L’Ucraina si dimostra, pertanto, come un anello di congiunzione tra Unione europea e la Comunità eurasiatica, da una parte è disposta al negoziato per aprirsi verso l’Unione doganale, dall’altra nella primavera 2012 ha firmato un accordo di associazione con l’Unione europea per la creazione di una zona di libero scambio.

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